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Su un divano, laterale. È questo il posto che ci spetta?

Giorgia Bradascio

Aprile 2021

Qualche tempo fa sono andata a frugare tra i libri dei miei genitori e ad attirare la mia attenzione è stato un libro dalla copertina un po’ ingiallita. Il titolo è “Donne e Cambiamento. Problemi, profili, prospettive”, edizione Piemme. Fa parte della collana della solidarietà pubblicato in collaborazione con Caritas.

Leggo l’introduzione e l’autrice, Letizia Olivari, scrive: “Ha ancora senso dedicare un libro alla questione femminile?”

Il libro è stato pubblicato nel 1996. Io avevo solo tre anni e, ovviamente, non potevo avere idea che dopo venticinque anni sarebbe stato ancora così attuale porsi quella stessa domanda. Ha ancora senso parlare di questione femminile?

Sì, ha ancora senso. E a dircelo, a confermarcelo, sono i fatti.

Secondo gli ultimi dati Istat, a dicembre 2020, il tasso di occupazione femminile è sceso a 48,6 perdendo 1,4 punti percentuali a fronte di 0,4 punti percentuali di quello maschile. Ci sono stati 101mila occupati in meno, di questi 99mila sono donne. Ancora una volta, a pagarne maggiormente le spese sono le donne. Certo, la colpa non può essere data solo al Coronavirus e alla pandemia. Il problema è ben più radicato nella società. Ovunque le donne sono la maggioranza tra i poveri e sono le più povere.

Ma a confermarcelo è anche quanto accaduto ad Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, durante un incontro ufficiale fra Unione Europea e governo turco tenutosi ad Ankara, in Turchia, quando è rimasta senza un posto dove sedersi. Le uniche due sedie presenti, infatti, erano state occupate e pensate per il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, e per il presidente della Turchia, Erdoğan. E no, non è avvenuto per mera dimenticanza. C’è chi ha subito parlato di “machismo protocollare” ricordando che nel 2015, in un incontro allo stesso livello, entrambi i leader Ue dell’epoca, entrambi uomini, vennero fatti sedere su due poltrone ai lati di Erdoğan.

Ma davvero ci stupisce che un tale episodio sia avvenuto proprio in un Paese autoritario come la Turchia? Dove la violazione dei diritti umani e la violenza di genere sono all’ordine del giorno?

Non dimentichiamo che poche settimane fa la Turchia si è ritirata dalla Convenzione di Istanbul, una Convenzione approvata nel 2011 dal Consiglio d’Europa contro la violenza sulle donne.

Quanto avvenuto alla signora von der Leyen è umiliante e preoccupante, quanto è preoccupante che un Paese capeggiato da un dittatore, come ha definito Erdoğan il Presidente del Consiglio Draghi, faccia un passo indietro dalla promozione delle donne e la tutela dei loro diritti.

Ritrovando quel libro, mi sarebbe piaciuto che oltre alla sua copertina e alle sue pagine un po’ ingiallite, ci avessi trovato anche i suoi contenuti ingialliti, andati, superati. E invece no.

Su un divano, laterale. È questo il posto che ci spetta?

 

 

 

 

 

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