CHIESA E POLITICA: LA “SVOLTA” DI PAPA FRANCESCO

Osservazioni sul versante ecclesiale

Relazione presentata Consiglio Nazionale di Agire Politicamente - Dicembre 2013

Giorgio Campanini

15 Dicembre 2013

Premessa

La riflessione sull’attuale (2013) contesto ecclesiale implicherebbe una rilettura in profondità sia delle novità introdotte da Papa Francesco sia dell’eco che il suo insegnamento, e soprattutto il suo stile, hanno avuto (o non avuto ?) nella Chiesa italiana.

Ricerca, questa, complessa e in qualche modo ambiziosa, non compatibile con un contributo breve ed essenziale quale intende essere l’attuale. Ci si limiterà, dunque, ad ‘in primo tentativo di rispondere a questa fondamentale domanda: quale significato sta assumendo il nuovo pontificato sulla Chiesa italiana, e specificamente sotto il profilo del suo rapporto con la politica nazionale? È su questo aspetto del problema che si concentreranno le seguenti riflessioni.

 

Una “nuova” immagine di Chiesa

Dai primi atti del pontefice, e sopratutto dai suoi gesti e dal suo stile emerge con chiarezza il sogno di una Chiesa libera da condizionamenti esterni, aperta al mondo, che si propone insieme di annunziare la Parola e di servire gli uomini. Le preoccupazioni ricorrentemente espresse per una Chiesa che ha in parte smarrito la sua originaria vocazione esprimono la consapevolezza della distanza che tuttora intercorre fra l’essere e il dover essere della Chiesa: si intravede ? al di là del raro ricorso alla parola ? un generale disegno di riforma della Chiesa, con la preoccupazione dominante di andare al cuore della sua missione, accantonando questioni che – pur a volte acutamente sentite ? tuttavia non sono al centro della sua opera. Altri pontefici (o taluni presidenti di Conferenze episcopali) avrebbero tuonato contro il laicismo imperante, contro certe derive degli organismi internazionali e della stessa Comunità europea, contro una serie di cedimenti valoriali della legislazione di non pochi paesi; ma Papa Francesco va al centro dei problemi nei suoi interventi, “ufficiali” e no; forse soprattutto

in quegli interventi informali (apparentemente occasionali) attraverso i quali il “papa venuto dalla fine del mondo” trasmette il suo messaggio alla Chiesa e al mondo.

Estremamente significativa ? per quanto in essa si dice e per quanto in essa non si dice ? l’intervista a La civiltà cattolica pubblicata agli inizi dell’autunno (cf. Avvenire del 20 settembre 2013, inserto speciale, pp. I - IV), nella quale si leggono alcuni passaggi estremamente chiari su ciò che sta al centro della missione della Chiesa e su quanto, invece, pur importante, sta alla periferia.

“Non possiamo insistere ? osserva il papa ? solo sulle questioni legate all’aborto, al matrimonio omosessuale, all’uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile”: al centro dell’azione della Chiesa deve stare una “pastorale missionaria”, con un annunzio che si concentra sull’essenziale, soprattutto sull’annunzio dell’ amore salvifico di Dio. In questa linea il pontefice sottolinea la centralità del servizio ai poveri, a partire da uno stile di vita semplice e sobrio: “Non si può parlare di povertà se non la si sperimenta” Ciò che sta al centro, e ha dunque il primato, è il dovere dell’evangelizzazione e soprattutto dell’evangelizzazione dei poveri: la realizzazione della giustizia sociale è il compito prioritario dei credenti.

Contro l’“idolatria del danaro”

In questa linea assume particolare rilievo l’Esortazione apostolica Evangelii gaudium (24 novembre 2013), incentrata sui terna del rinnovamento ecclesiale nella duplice direzione del primato dell’evangelizzazione e dell’impegno per la giustizia. Pur non appartenendo per sè al “genere” dei cosiddetti “documenti sociali” della Chiesa, tale documento affronta a più riprese il rapporto cristiano- società, a partire da un’affermazione centrale che appare direttamente dettata dal pontefice: la denunzia della “nuova idolatria del danaro” (pp. 55-56) e la messa in guardia contro un corso del sistema produttivo che porta ad una “economia dell’esclusione” (pp. 53-54). Di qui la forte sottolineatura della “dimensione sociale” dell’evangelizzazione (pp. 177 ss.), con una particolare sottolineatura della lotta alla povertà e dell’impegno per la pace, nel contesto di una forte denunzia di quella che viene chiamata la inequità dell’attuale sistema.

Le problematiche bio-etiche non vengono dimenticate (si veda, ad esempio, il n. 213, p. 146) in cui si sottolinea che la giustizie è “intimamente legata alla difesa dei diritti umani, ed in primo luogo della vita umana”: il pontefice riafferma che la Chiesa non potrà mai cambiare la sua posizione su questo tema, derivando essa dallo stesso messaggio evangelico (n. 214, p. 147).

Le questioni bio-etiche, pur importanti, vengono tuttavia ricondotte

alle due fondamentali “scelte di campo” della Chiesa, quella per la pace e quella per la giustizia sociale.

Spunti per un esame di coscienza della Chiesa italiana

Questo avvio del magistero di Papa Francesco non può non comportare un esame di coscienza per la Chiesa italiana. Essa dovrebbe domandarsi se, anche al di là delle sue reali intenzioni, l’insistenza a volte quasi ossessiva sulle questioni bioetiche non abbia posto di fatto in secondo piano l’impegno per la giustizia. “Veri” cristiani sono stati considerati a lungo i difensori del matrimonio fra uomo e donna, i sostenitori della scuola pubblica non statale, i fermi avversari delle disinvolte “acrobazie” genetiche: ed in effetti, in non pochi documenti, questi temi sono stati considerati prioritari. Al limite si è preferito il “difensore della famiglia” al cristiano fortemente impegnato nel sociale, al convinto operatore per la giutizia, al politico preoccupato per la sorte dei poveri. Ciò non è mai stato esplicitamente teorizzato ma emerge dalle “priorità” di documenti episcopali. Le “priorità” di Francesco, come si è visto, sono ben altre, e su questo punto i credenti impegnati in politica dovranno soprattutto operare nella società. La stessa tavola dei cosiddetti “valori non negoziabili” (espressione assai cara all’episcopato italiano e del tutto assente negli interventi del nuovo pontefice) è dunque meritevole di attenta riflessione. I primi, e fondamentali valori di riferimento sono l’impegno per la pace e la lotta per il riscatto delle masse diseredate e sarà questo il fondamentale banco di prova dei credenti.

La Chiesa italiana ? alla luce di questo “nuovo” magistero ? non potrà non rivedere alcune scelte di campo e la scala delle sue attenzioni e delle sue preoccupazioni. Occorrerà tornare a giudicare nel loro insieme ? e non in maniera settoriale, con un occhio rivolto prevalentemente alle problematiche bioetiche ? l’operare dei cattolici operanti in politica: in questa luce lo stesso concetto di “fedeltà” al magistero della Chiesa andrà ripensato: non si potrà essere “fedeli” semplicemente opponendosi ai matrimoni gay o alle manipolazioni genetiche ...

Sotto questo aspetto si può affermare che il magistero della Conferenza episcopale è chiamato ? alla luce dell’insegnamento di Papa Francesco ? a ripensare la linea sin qui seguita, che di fatto ? anche al di là delle intenzioni ? ha penalizzato proprio i cattolici democratici, non insensibili alle questioni bioetiche ma che non le ponevano al centro del loro impegno. Il “paniere” sulla base del quale si potrà e si dovrà esprimere un giudizio sulla presenza dei cattolici nella società si fa in tal modo più ampio e completo, con l’individuazione ? da parte del magistero pontificio ? di una serie di priorità che non sono state mai espressamente negate, ma che di fatto non sono state sempre al centro dell’attenzione dell’episcopato. Si imporrà dunque, ad ogni livello ? co mpreso, ovviamente, quello dei cattolici democratici ? un serio e forse impietoso esame di coscienza.

Conclusione

Alla luce delle forti sollecitazioni di Papa Francesco è di fondamentale importanza che il Partito democratico che con la nuova segreteria di Renzi dovrebbe conoscere una nuova e più fervida stagione accolga ? convintamente le sollecitudini che provengono da Papa. Francesco, le quali del resto corrispondono all’antica passione per la giustizia e per la pace del movimento operaio, evitando tuttavia in campo bio-etica talune derive radicali che nulla hanno a che fare con questa tradizione e raggiungendo una saggia mediazione su una serie di controversi problemi che interessano allo stesso modo “laici” e cattolici.

E tutto ciò nella prospettiva di quel servizio all’uomo ? non al potere, non agli interessi costituiti, non ai partiti  ? che, nella linea indicata da Francesco, può rappresentare l’ideale punto di incontro fra diverse tradizioni della sinistra.


Vedi: Consiglio Nazionale di Agire Politicamente - Dicembre 2013