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Il cattolicesimo democratico nell’attuale stagione politica

Democratici perché cattolici, una cultura della mediazione

 

Tavolo di presentazione del libro di Lino Prenna: "Democratici perché cattolici.
Una cultura della mediazione"
(in Bologna)

Intervento introduttivo ai lavori di Pier Giorgio Maiardi

 
Pier Giorgio Maiardi
Bologna, 21 novembre 2015

Convento di S.Domenico

 

L’occasione che ha originato questo incontro-dialogo è la pubblicazione del libro di Lino Prenna “Democratici perché cattolici, una cultura della mediazione”, un titolo che ci deve mettere in diretto rapporto con la situazione politica che stiamo vivendo: per questo non vogliamo fare, dell’incontro di oggi, un mero esercizio culturale ma un motivo di presa di coscienza responsabile nei confronti della situazione del nostro Paese e del sistema democratico che lo governa.

(E lo facciamo mentre questo sistema democratico, che caratterizza tutto l’Occidente, subisce un crudele attacco sul piano internazionale….in cui ne è messa alla prova la maturità, la capacità di reagire con la forza della convinzione prima che con quella istintiva della guerra….)

Nel nostro Paese, stiamo vivendo un tempo politico che diciamo “di transizione” da una stagione, di cui abbiamo sperimentato i pregi ed i forti limiti, ad una stagione futura di cui non riusciamo a vedere i connotati ma di cui siamo preoccupati a motivo della esperienza che stiamo vivendo, in cui ci paiono venuti meno alcuni presupposti che dovrebbero caratterizzare una democrazia sana:

-          la cultura della convivenza fra diversi, il senso del bene comune, il senso di condivisione e di corresponsabilità, la fiducia nelle istituzioni;

-          la capacità di chi governa di discernere e di interpretare la situazione complessa in cui viviamo e la capacità di elaborazione di un pensiero e di una linea politica;

-          una sensibilità adeguata alla struttura istituzionale che dovrebbe garantire una democrazia.

Abbiamo salutato come un dato positivo la fine delle ideologie ma con queste sono scomparse le idee, le ispirazioni ideali indispensabili al governo della cosa pubblica ed ha prevalso il pragmatismo e l’efficientismo vissuti, principalmente, come strumenti per conseguire, nell’immediato, il consenso elettorale.

Ne è derivata una perdita di qualità per la democrazia e questo costituisce un preoccupante presupposto per la costruzione del futuro.

Riproporre oggi il cattolicesimo democratico pare un romanticismo, essere fuori del tempo e fuori della realtà, inadeguati alla situazione, vuol dire condannarsi alla inefficacia, alla incapacità di incidere.

Ma il libro di Lino Prenna ci richiama alla stretta relazione fra la fede cattolica e la democrazia.

Il magistero di Papa Francesco richiama in modo forte, con essenzialità incisiva, la forza delle parole di tutti i giorni, e senza teorizzazioni, alla esigenza di un impegno sociale e politico non caratterizzato dalla sola affermazione di principi etici o di interessi, pur legittimi, di una parte ma, dice nel discorso al Convegno di Firenze, al “nostro dovere di lavorare per rendere questo mondo un posto migliore e lottare … perché i credenti sono cittadini … la nazione non è un museo, ma un’opera collettiva in permanente costruzione in cui sono da mettere in comune proprio le cose che differenziano, incluse le appartenenze politiche e religiose … vi chiedo di essere costruttori dell’Italia, di mettervi al lavoro per un’Italia migliore. Per favore, (lo dice ai giovani) non guardate dal balcone la vita, ma impegnatevi, immergetevi nell’ampio dialogo sociale e politico ….”

Paiono, in queste parole, superate le questioni, che hanno a lungo impegnato le nostre discussioni, dell’autonomia dei laici in politica e del legittimo pluralismo delle opzioni politiche, superate perché date per scontate: l’orizzonte è il bene comune, è la difesa del mondo creato, è la giustizia e la pace.

E’ questo che ci dice che non possiamo fare elaborazioni teoriche, ma che urge misurarsi con l’attualità della situazione.

Oggi il cattolicesimo democratico deve essere visto, probabilmente, come il modo responsabile di porsi dei cattolici in politica, non solamente come l’eredità storica di una esperienza politica.

E allora credo dobbiamo porci alcuni interrogativi:

-          il cattolicesimo democratico non esprime, non è, una posizione politica e quindi non è un partito, non presuppone una unica linea politica condivisa: è allora è “solamente” una ispirazione ideale?

-          L’impegno dei cattolici in politica allora è neutro? Prenna cita Sturzo che, a Caltagirone, nel 1905, dice che “noi siamo sempre e necessariamente democratici e cattolici” e il Papa dice che “la nostra fede è rivoluzionaria per un impulso che viene dallo Spirito Santo” e allora, come osserva Prenna, i cattolici che credono nella democrazia si collocano necessariamente su un “versante” progressista?

Una particolare attenzione credo meriti quella che Prenna chiama “cultura della mediazione” che caratterizza la convivenza democratica.

Papa Francesco ne evidenzia la differenza rispetto alla “negoziazione”: “Vi raccomando anche, in maniera speciale, la capacità di dialogo e di incontro. Dialogare non è negoziare. Negoziare è cercare di ricavare la propria “fetta” della torta comune. Non è questo che intendo. Ma è cercare il bene comune per tutti. Discutere insieme, oserei dire arrabbiarsi insieme, pensare alle soluzioni migliori per tutti. Molte volte l’incontro si trova coinvolto nel conflitto. Nel dialogo si dà il conflitto: è logico e prevedibile che sia così. E non dobbiamo temerlo né ignorarlo ma accettarlo: “Accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo”.

E’ la fine, allora, dell’affermazione dell’alterità politica dei cattolici in nome della fede: la “verità” di fede non può essere imposta come segno di distinzione ma proposta come lievito, come piccolo seme destinato a produrre … e questo richiede dialogo, richiede mediazione per un bene comune sempre migliore ….

In questa prospettiva, ha senso una presenza di cattolici democratici libera da schieramento politico che interroga la politica, critica, inquieta, propone?

La questione cattolica, dice Prenna, può essere vista come questione democratica e cioè è un dovere per i cattolici lavorare alla continua rigenerazione della democrazia e ad un ripensamento della politica: ma come? Con quali strumenti? In quali ambiti di impegno? Qui è in ballo l’educazione e la formazione, la voce nella opinione pubblica, l’impegno diretto dei cattolici nella gestione politica a tutti i livelli…

Poste queste questioni e questi interrogativi, vorremmo che dal nostro dialogo di questo pomeriggio venissero elementi di riflessione ed indicazioni importanti per l’impegno … con il concorso dei nostri Amici relatori che ringrazio ma anche, tempo permettendo, dei partecipanti al nostro incontro …

Il dialogo viene aperto da protagonisti diversi per approccio alla questione: Gianfranco Brunelli politologo, Pierluigi Castagnetti politico di esperienza, Domenico Cella esponente del mondo associativo che fa cultura e formazione … manca, purtroppo, Giorgio Campanini, a motivo di qualche problema fisico, che avrebbe recato l’apporto dello “studioso”.

 


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