Documenti di Agire Politicamente

C3dem: per una presenza significativa ed efficace

Pier Giorgio Maiardi (vedi Politicamente Anno XVII Numero 4 - Ottobre-Dicembre 2017)

Una politica inadeguata

Pare evidente la disparità fra gli interrogativi ed i problemi posti dalla radicale evoluzione della situazione mondiale che stiamo vivendo e l’attuale governo della cosa pubblica nazionale ed internazionale, e cioè la politica che appare priva di idee e di lungimiranza!

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Uscire dalla trappola del presente

 per una speranza di futuro

Lino Prenna  - (vedi Politicamente Anno XVII Numero 4 - Ottobre-Dicembre 2017)

Nel discorso di fine anno, il presidente della Repubblica ha esordito ricordando che, mentre sta per iniziare il 2018, settant’anni fa, nello stesso momento, entrava in vigore la Costituzione della Repubblica, con il suo patrimonio di valori, di principi, di regole, fondativi della nostra vita democratica. E in questo orizzonte storico, Mattarella ha evocato la triplice dimensione del tempo, per sottolineare che la pace, la libertà, i diritti che sono il tessuto vitale della democrazia, pur conquistati, non sono acquisiti una volta per tutte, ma vanno coltivati e misurati con la realtà di un presente che tende a dilatarsi, cancellando la memoria del passato e oscurando le attese di futuro.

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 “IL LAVORO CHE NON C’E’…IL LAVORO CHE VOGLIAMO:

  PER COSTRUIRE IL PATTO SOCIALE”

Seminario di formazione 2017

in collaborazione con la Comunità di Capodarco

e in preparazione della 48a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani

 Fermo, 26-30 agosto 2017

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Dove va il Partito Democratico?

 

 

Lino Prenna

Coordinatore nazionale dell'associazione Agire politicamente

Marzo 2017

È la domanda che abbiamo sollevato altre volte, ad ogni cambio di segreteria del partito, ansiosi di conoscere da quali ragioni ideali fossero mossi i nuovi dirigenti, ma anche preoccupati della progressiva caduta delle idealità originarie, a vantaggio di una conduzione pragmatica, priva di progettualità futura. Oggi, a dieci anni dall'atto fondativo del partito, siamo costretti a porre la stessa domanda, dopo le ultime travagliate vicende e la scissione, strumentalmente consumata come irresponsabile exodus! Poniamo la domanda ai tre candidati alle primarie, i quali parlano di tutto, dell'Italia, dell'Europa, del Mondo…, quasi fossero candidati alla guida del governo nazionale, tranne che del partito di cui ambiscono a diventare segretari, ignorando che un buon programma di trasformazione del Paese può nascere solo da un grande progetto di partito. Nessuno di loro, tranne accenni e battute di reciproca ostilità, conduce un'analisi di ciò che il partito è stato, nei successi e nei fallimenti, e di ciò che dovrebbe essere, nelle attese e nelle non rimosse speranze. Insomma, qual è la loro idea di partito? Ritengono ancora valide le ragioni fondative che lo legittimarono come partito nuovo e non come un nuovo partito? E ritengono ancora attuale il progetto originario di unità plurale delle culture che lo hanno fondato?

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