Articoli per categoria

  • Scritto da Maiardi, Piergiorgio
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IL SISTEMA FORMATIVO

PER LO SVILUPPO E LA QUALITÀ DEL TERRITORIO

 

Imola

Circolo Sersanti - P.zza Matteotti 8

Giovedì 12 maggio 2016 - 17:30 – 20:00

 
  • Scritto da Manzini, Giovanni
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QUALE FUTURO PER LA SCUOLA (PUBBLICA)?

presentazione del volume

Modena

Palazzo Europa – via Emilia Ovest 101

Mercoledì 29 gennaio 2014 – ore 17:30

 

Oltre all’autore interviene:


Carlo Petracca - già ispettore e direttore generale del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

Modera l’incontro Paolo Tomassone, giornalista

Manifestazione organizzata da

Centro Ferrari - T. 059 334537 – F. 059 827941 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


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Scarica il volantino dell'iniziativa

  • Scritto da Sostenere Non Sopportare
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Tommaso in Siria

assegnazione del premio DON PAOLO SERRAZANETTI

Bologna

venerdì 16 dicembre 2011 - 10:00

Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica

Via Zamboni 32, piano 3°, Aula 2

 


Cerimonia di assegnazione del PREMIO DON PAOLO SERRAZANETTI
per la miglior tesi di dottorato nei settori Filologia classica e cristiana (biennio 2009-11)

alla dott. Eliana Stori: "Tommaso in Siria. La ricezione del Vangelo di Tommaso nella letteratura cristiana di Siria (II-V secolo)"
Presiede: Prof. Paolo Bettiolo - Università di Padova

 

Organizzata da

Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica

Associazione di volontariato "Don Paolo Serrazanetti" ONLUS

Fondazione del Monte 1473


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  • Scritto da Super User
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GIOVANI, COSTITUZIONE E LAVORO

PROCLAMAZIONE DEI VINCITORI DEL PREMIO 2013 PER LE SCUOLE "GIUSEPPE BENFENATI"

 
Bologna
Giovedì 24 ottobre ore 17:30
Cappella Farnese di Palazzo d'Accursio - Piazza Maggiore

 

 

PROGRAMMA DELL'INCONTRO


? Introduzione (avv. GIANPAOLO NASCETTI, Presidente del Comitato "Amici di Beppe")

? Testimonianze su Beppe, l’impegno sociale, l’impegno educativo

? Illustrazione del Premio ( prof. ROLANDO DONDARINI, Presidente della Giuria esaminatrice)

? Le attese della scuola (avv. GIUSEPPE PANZARDI, dirigente dell'Ufficio Scolastico Regionale)

? Proclamazione dei vincitori

? Assemblea Costituente della Repubblica italiana: lettura e commento di interventi dei Padri costituenti sul lavoro (prof. GABRIELE BONAZZI, già docente di Storia e Filosofia del Liceo Galvani) 

? Suggestioni conclusive sul futuro del lavoro italiano (prof. DOMENICO DE MASI, sociologo del lavoro e docente dell'Università La Sapienza di Roma)

 

 


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Per scaricare tutti i materiali del Premio (elaborati dei vincitori, sussidi didattici diffusi nelle scuole, ecc.) clicca qui:
http://www.istitutodegasperi-emilia-romagna.it/htm/benfenati.htm

Scarica il volantino dell'iniziativa.

 

  • Scritto da Corradini, Luciano
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Educazione: emergenze e risposte, dei singoli, degli enti e del sistema educativo

... capaci di trasmettere alle generazioni ragioni di vita e di speranza

Luciano Corradini

Professore emerito nell’Università di Roma Tre e Presidente emerito dell’UCIIM

29 Gennaio 2011

Siamo lieti che la CEI abbia adottato la tematica educativa come centrale per i prossimi dieci anni; lieti per questo impegno di mobilitazione delle coscienze di tutta la comunità cristiana su un tema che è fin dall’origine centrale nella vita dell’UCIIM. Avvertiamo però anche il rischio che le parole si logorino, che ci si limiti a ripetere il già noto, che non si riesca a fare passi avanti nella comprensione dei problemi e nella ricerca di soluzioni efficaci e convincenti. Contro questa stanchezza preventiva si deve combattere, con impegno di analisi delle difficoltà e dei risultati ottenuti, che non sono tutti negativi come ci sembra nei momenti neri. Bisogna pensarci e parlarne fra soci e colleghi, mettendo a confronto anche le nostre esperienze, con sincerità e con discrezione.

Alcune caratteristiche del nostro tempo sollevano molti dubbi sull’avanzamento del “processo di civilizzazione” di cui parla Norbert Elias[1] e sull’armonizzazione fra individuo e società in termini di “buone maniere” e soprattutto di etica interiorizzata. In particolare il principio di piacere sembra avere la meglio sul principio di realtà, e soprattutto su quello che possiamo chiamare “principio di valore”.

La “società degli individui” si va impoverendo di legami di tipo simbolico e rende problematiche proprio le connessioni, non tanto quelle di tipo funzionale, come sostiene Elias, quanto quelle di tipo cognitivo e affettivo, e le conseguenti relazioni, in famiglia, nella scuola, nelle parrocchie, nei gruppi sportivi, nei diversi centri di aggregazione dove è possibile vivere relazioni educative.

La difficile e doverosa “cura educativa” per le antiche e nuove malattie dell’Italia

Con una metafora non molto originale, si potrebbe parlare di malattia della società e della scuola italiana, prendendo a prestito il titolo di un saggio di Giorgio Bocca, “L’Italia l’è malada”[2]. È almeno dai tempi di Dante e di Petrarca, di Machiavelli e Guicciardini, e poi di Foscolo e di Leopardi che si riflette sui mali dell’Italia, li si analizza con passione e con sdegno, con rassegnato cinismo o con volontà di riscatto.

In un recente editoriale del periodico “Famiglia Cristiana” si legge: “È ancora una nazione, questa Italia lacerata da crescenti tensioni fra nordisti e sudisti, senza più senso di appartenenza e identità, tutti contro tutti e ciascuno per conto suo, come scrive il sociologo Ilvo Diamanti?... Benvenuti, quindi, nella nuova disunità d’Italia…Disfatta la nazione, siamo passati a disfare gli italiani…Non ci vorrà molto tempo, di questo passo, per sradicare dalla coscienza del Paese l’art. 3 della Costituzione italiana”.[3]

Quello che si denuncia è il contrario del programma educativo pensato e strenuamente perseguito da coloro che hanno preparato e accompagnato il Risorgimento Italiano e, durante e dopo l’ultima guerra, la Resistenza e la ricostruzione democratica del Paese.

Nel 1958 Gesualdo Nosengo scrisse, con intuizione profetica, nel suo libro La persona umana e l’educazione: “La civiltà, come l’amore, come l’arte, come il Regno di Dio sono interiori all’uomo. Se una generazione scomparisse trascurando di suscitare questa ricchezza interiore nella generazione successiva, questa, pur trovandosi a vivere in mezzo ad istituzioni politiche ottime, a consuetudini morali buone, ai monumenti delle arti, delle lettere e della religione e ai ritrovati del progresso scientifico, non ne comprenderebbe il valore, li trascurerebbe e magari li distruggerebbe e, in conseguenza di questo, diventerebbe assai presto incivile e spiritualmente povera”.[4]

Se la previsione del regresso e del disfacimento ha qualche fondamento in re, si può rispondere in due modi: o gettando la spugna, o, all’opposto, moltiplicando gli sforzi educativi, professionali, associativi, interistituzionali per sconfiggere il male incombente, o almeno per ridurne gli effetti. Il problema educativo chiama in causa anzitutto la vita degli adulti, e mette in questione la loro credibilità e la loro capacità di affrontare con i figli, con gli scolari, coi giovani, anche un doloroso “corpo a corpo” temporaneo, perché si raggiunga una convivenza che vada verso la reciproca comprensione e la comune disponibilità a lasciarsi educare dalla realtà, dalla ragione, dai valori.

La “malattia”, esaminata dal punto di vista dell’educazione, mi sembra frutto da un lato di una carenza di proteine nobili e di vitamine, dall’altro di ingestione di cibi avariati e di aria inquinata. Ciò non impedisce che esteriormente, sul piano biologico, i giovani godano in complesso di buona salute, tanto che spesso la sprecano in molti modi, anche per vincere la solitudine, le paure, il non senso di troppe giornate. Per stare meglio oggi, anche con l’aiuto delle cosiddette “sostanze”, molti giovani si rovinano la vita di domani e ottundono la stessa loro capacità di valutare il bene e il male, il bello e il brutto, il senso e il non senso.

Tutto ciò è certamente riferibile all’oscurità del futuro, sia dal punto di vista ecologico, sia dal punto di vista della politica, dell’economia e del lavoro, in un quadro di complessità, di globalità e di conflittualità: ma soprattutto è dovuto alla difficoltà di rappresentarsi un ordine gerarchico di tipo filosofico, religioso, etico, politico, sociale, in cui valga la pena sacrificare qualcosa di sé e dell’oggi, a vantaggio degli altri e del domani: e di trovare testimoni credibili e impegnati a “ricordare” quest’ordine nella vita quotidiana.

Per affrontare questa problematica, mi limito a citare almeno, dal punto di vista dell’insegnante, un orizzonte di proposte e di motivazioni per “sortirne insieme”, come direbbe don Milani.

Il luogo più semplice in cui cercare è la Costituzione Italiana, in cui si trovano potenzialità educative spesso ignorate. È in quest’ordine di riflessioni che si sta tentando, pur in un contesto politico-culturale, economico-finanziario e istituzionale sfavorevoli, di rilanciare nella scuola l’educazione civica, con i nomi solenni di “Cittadinanza e Costituzione”, previsti dalla legge 169/2008, che in proposito ha prescritto “azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale”, “oltre ad una “sperimentazione nazionale, ai sensi dell’art. 11 del dpr 275/1999”. Questa però non è stata fatta, se non nella forma del concorso gestito dall’ANSAS, perché non si è ritenuto di modificare l’ordinamento, date anche le riduzioni di orario previste dai tagli di spesa pubblica. C&C resta però un riferimento forte nel mondo della scuola: è scritto sul frontone del curricolo scolastico del primo e del secondo ciclo e connota tutte le attività educative e didattiche. È la stella polare che dovrebbe aiutare la navigazione di tutti gli enti educativi, perché possano evitare le derive e comunicare fra loro, sulla base dei principi, dei valori, dei diritti e dei doveri indicati dai “padri costituenti”.

Discariche e inquinamento, anche di tipo psicologico e culturale

Non si deve sottovalutare il fatto che, in quel mare che è la società, vengono scaricati rifiuti d’ogni tipo, e che ad un certo punto questo mare diventa inquinato e inquinante; o, per usare una metafora più pulita, ma non meno espressiva, che, se i ruscelli di montagna continuano a riversare acqua nell’invaso, la pressione sulla diga aumenta e ne compromette la stabilità.

Capita così che quel rene purificatore che dovrebbe essere la scuola (l’immagine del filtro pedagogico è di John Dewey) diventi insufficiente a dializzare i veleni del corpo sociale, soprattutto se l’organismo continua a nutrirsi di cibi inquinati. Anche in questo caso dovremmo pensare alle responsabilità del “sistema educativo di istruzione e formazione”, cercandole nelle leggi inapplicate o inadeguate, nelle risorse economiche insufficienti, nel costume degradato, nelle carenze di professionalità dei docenti. Ma la scuola non può fare tutto da sé. Ma può chiarirsi e chiarire i problemi.

Certo, il divertimento dei giovani è necessario, come si dice da noi, dimenticando lo sfruttamento del lavoro minorile in gran parte del mondo. Ma si può ancora distinguere lo “sballo” dal divertimento “sano” e, col riferimento al pensiero classico, il piacere dal bene? “Piacere e bene, dice Socrate a Callicle, non sono la stessa cosa. Bisogna procurare il piacere in vista del bene, non il bene in vista del piacere”[5]. Come allora, anche oggi con i giovani bisogna tentare di ragionare, quando si riesce a trovare un canale di comunicazione opportuno. Talora le occasioni bisogna crearle.

Purtroppo in larghe fasce giovanili, dopo l’età della diffidenza (si pensi ai “maestri del sospetto”, Nietzsche, Marx e Freud), sembra arrivata quella dell’indifferenza.

E “mali di consumo”, come le sigarette, l’alcol e le droghe a buon mercato, non trovano ora una barriera ideologica, etica o affettiva che li contrasti efficacemente. L’OMS parla di consumi di “sostanze” già a 12 anni. Settecentomila adolescenti italiani, secondo il Consiglio superiore di sanità, bevono, fumano spinelli di cannabis e marijuana, cercano lo sballo, e poi guidano auto e moto, mettendo a rischio la vita propria e altrui. E si candidano ad un futuro da ubriachi, da persone che perdono la “fierezza interiore” di cui parlava Kant e magari anche la sinderesi, o scintilla conscientiae, e compiono follie, anche in famiglia. Le esperienze sessuali precoci, banalizzate, talora mercificate e private di forti significati affettivi e di progettualità condivisa, diffondono l’AIDS e corrodono le basi delle future famiglie, già rese difficili dalle insufficienze delle politiche sociali.

Trasmettere e suscitare, voci del verbo educare

I Padri conciliari avevano affermato nella costituzione Gaudium et spes (1965) che “È in pericolo, di fatto, il futuro del mondo, a meno che non vengano suscitati uomini più saggi” (GS, 15,d). Ma poi aggiunge alla lettera GS 31 f), che “Legittimamente si può pensare che il futuro dell’umanità sia riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza”.

I verbi, “trasmettere” e “suscitare” hanno a che fare con l’educazione.

Mentre il verbo trasmettere, parente di “insegnare” e di “istruire”, utilizza, per definire l’educazione, una metafora più nota e più fisicamente controllabile (si tratta di inviare o trasferire qualcosa da un emittente a un ricevente, come si fa nella staffetta o nella traditio lampadis), il verbo suscitare evoca un processo più interiore e misterioso, che Mounier[6] chiariva in questo modo: compito dell’educazione è “non fare, ma suscitare persone: per definizione una persona si suscita con un appello, e non si fabbrica con l’addestramento”.

Appello è vocazione, è chiamata che attende risposta, in un dialogo impegnativo, che talora s’inceppa. La chiamata non sempre è percepibile e convincente; la risposta non sempre è pronta e generosa. Nella chiamata e nel mandato si gioca una partita complessa fra due soggetti, due libertà, tra le quali passa una “parola”, un “logos”, più semplicemente una “voce”, che è notizia e messaggio, volta a stabilire una relazione impegnativa (fides ex auditu) e a provocare lo sviluppo di una nuova “storia”. Il discorso ha una sua profondità antropologica illuminante anche al di fuori della prospettiva biblica.

Più volte ci chiediamo come nella nostra società globalizzata e mediatizzata, con tempi così affannosi, con impegni tanto pressanti, con stimoli così aggressivi e continui come sono quelli che giungono quasi ad ogni ora del giorno e della notte nella testa e nel cuore dei nostri ragazzi, le cui orecchie sono spesso occupate dagli mp3 e dai telefonini, sia possibile trovare in loro la disponibilità all’ascolto nei riguardi di generazioni adulte. Le quali, per di più, appaiono spesso sfiduciate e rassegnate, o complici o risentite, più che convinte d’avere un tesoro da trasmettere. Dalle ricerche emerge però che anche una notevole quantità di adolescenti si sente deprivata dall’attenzione di adulti non interessati ad ascoltarli o incapaci di autorevolezza e di credibilità.

Se nella staffetta che si corre negli stadi il testimone è l’oggetto che passa da una mano all’altra, a garanzia della correttezza dell’impresa collettiva degli atleti, nella vita il testimone è il soggetto educatore che garantisce, col suo comportamento, la validità del messaggio che ha ricevuto e che trasmette, chiarendolo e personalizzandolo, non essendo questo di per sé sempre evidente e interessante.

Dal disagio vissuto a quello conosciuto: sapere per impegnarsi

Si può partire dal microcosmo della scuola, dalle relazioni che si vivono nella classe, nella strada, nel quartiere: anche dal disagio, nelle diverse forme in cui si manifesta. C'è il disagio esistenziale dei giovani ricchi, ci sono la miseria, l'ignoranza, l'indolenza, l'impossibilità di esercitare qualcuno dei diritti umani, e c'è la mancanza di prospettive che consentano la realizzazione dei sogni dei ragazzi e dei giovani. Si può analizzare insieme, a gruppi, con o senza la partecipazione dei docenti, il disagio, a cercarne le cause. Si scoprirà che su qualcuna di queste si possiedono strumenti d'intervento, diretti e indiretti.

Non si tratta solo di presentare problemi generali e idee per affrontarli: si può, e a mio parere si deve, cominciare pulendo davanti alla porta di casa, come suggeriva Lenin al buon rivoluzionario, e assumendo la coscienza e la capacità di esercizio di piccoli frammenti della propria sovranità di cittadini. Io andrei più in là, non solo pensando alla mia porta di casa, ma anche alle strade e ai muri, per i quali possiamo e dobbiamo fare qualcosa, per iniziare a creare una coscienza ecologica e a vivere la cittadinanza attiva in termini di “sussidiarietà”. L’art. 9 e l’art.118 della Costituzione aiutano!

Cercherei di sviluppare nei ragazzi il sentimento e il pensiero della responsabilità di ciascuno verso gli altri, e l’attenzione alle circostanze concrete in cui si presenta l’opportunità d’intervenire, secondo le finalità indicate nel Preambolo della Dichiarazione dei diritti umani, che si rivolge a “ogni individuo e ogni organo della società”, affidando a ciascuno il compito di “sforzarsi di promuovere, con l’insegnamento e con l’educazione il rispetto di questi diritti e di queste libertà”.

A mano a mano che si mettono in luce connessioni e implicazioni, il discorso si fa più impegnativo e più rischioso, ma anche più interessante. Un grande viaggio comincia con un piccolo passo, dice la saggezza cinese, con esemplare realismo. Bisogna però non dimenticare mai che quel piccolo passo acquista senso solo in rapporto al lungo viaggio, di cui occorre avere il più possibile chiare le ragioni e le prospettive, la direzione e la mèta.

Lavorare su se stessi, in vista di una proposta di vita da elaborare con loro, implica lo sforzo di acquisire competenze didattiche, con una precisa intenzione, che guida e anima in ogni momento la personalità del docente, in funzione del suo lavoro. E questa intenzione si chiama spiritualità professionale.

 

Se si tratta di una fede che si limita ad un orizzonte storico, senza rinunciare all’amore per la verità, dovunque la si trovi, e alla giustizia, dovunque questa sia offesa, si potrà apprezzare questa spiritualità professionale più di quella di coloro che professano la fede in Dio e poi non la praticano.

Nota bibliografica

L.CORRADINI, Educazione alla convivenza civile. Educare istruire formare nella scuola italiana, Armando, Roma, 2003 (con W.Fornasa e S.Poli);

Id. (a cura di) Insegnare perché? Orientamenti, motivazioni, valori di una professione difficile, Armando, Roma 2004;

S.CHISTOLINI (a cura di) Cittadinanza e convivenza civile nella scuola europea. Saggi in onore di L.C., Armando, Roma 2006 (con bibliog.)

L.CORRADINI, Educare nella scuola nella prospettiva dell’UCIIM, Armando, Roma 2006

A.PORCARELLI, Cammini del conoscere, Giunti, Firenze, 2008

L.CORRADINI (a cura di), Laicato cattolico, educazione e scuola in Gesualdo Nosengo La formazione, l’opera e il messaggio del fondatore dell’UCIIM, Elledici, Leumann (TO) 2008

G. SAVAGNONE, A. BRIGUGLIA, Il coraggio di educare, Elledici Leumann To, 2009

A.PORCARELLI, Lineamenti di pedagogia sociale, Armando, Roma 2009

COMITATO per il Progetto culturale della CEI (a cura di) La sfida educativa, Laterza, Roma Bari 2009

L. CORRADINI (a cura di), Cittadinanza e Costituzione. Disciplinarità e trasversalità alla prova della sperimentazione nazionale. Una guida teorico-pratica per docenti, Tecnodid, Napoli



[1] N.Elias, Il processo di civilizzazione, tr. it Il Mulino, Bologna 1988; Id, La civiltà delle buone maniere, tr.it. Il Mulino 1982; Id.,La società degli individui, tr.it., Il Mulino 1990

[2] G.Bocca, L’Italia l’è malada, Feltrinelli, Milano, 2005. Sulla “paura della libertà” c’è un’analisi suggestiva anche nella leggenda del Grande Inquisitore di Dostoewskij: “per l’uomo e per la società umana nulla è mai stato più intollerabile della libertà!” (I Fratelli Karamazov, tr. it. Biblioteca Economica Newton, Roma, 2007, p.263)

[3] Famiglia Cristiana, n. 31/2009. L’art.3 recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge….”

[4] G.Nosengo, La persona umana e l’educazione, a cura di L.Corradini, 4 ed., La Scuola, Brescia 2008, p.60

[5] Platone, Gorgia, cap 47 e segg.

[6] E.Mounier, Le Personnalisme, tr. it. Ave, Roma 1964