Democrazia e Istituzioni

Evitare la teologizzazione della politica e l`ideologizzazione della religione

Mentre la discussione nazionale verte solo sul tema del federalismo, dimenticandosi della crisi, del lavoro e della famiglia, si crea uno spazio vuoto di incertezza.
Un effetto di questo status incerto è l’assenza di strumenti idonei, un’assenza alla quale la Chiesa, nella sua universalità, partendo dalla politica “locale”, vuole cominciare a porre rimedio per tutti quei cattolici che hanno voglia di rilancio.
La politica va guidata dalla ragione e dalle virtù naturali della prudenza, della temperanza, della giustizia e della fortezza. Partendo da questo inciso, l’impegno attivo dei cattolici in politica richiede di evitare due pericoli: la “teologizzazione” della politica e “l’ideologizzazione” della religione.

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Introduzione ai problemi della laicità

Relazione introduttiva tenuta al Convegno dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti su “Problemi pratici della laicità agli inizi del secolo XXI”

Leopoldo Elia

26-27 settembre 2007

Questo tema è stato finora trattato soprattutto dagli studiosi di diritto ecclesiastico che, insieme ad alcuni civilisti (diritto di famiglia), hanno fornito contributi di alto livello specialmente a proposito del rapporto tra lo Stato e le Chiese, con particolare riguardo alla Chiesa cattolica. Peraltro non sono mancati giovani costituzionalisti nelle Università di Napoli, di Torino, di Ferrara, di Milano e di Teramo' che hanno affrontato questioni di bioetica e di biopolitica: ma questo convegno è anche l'occasione per sollecitare costituzionalisti di altre Università (e di più lunga esperienza) ad instaurare un dibattito di cui si sente l'urgente necessità. Infatti presto o tardi la Corte costituzionale dovrà affrontare questioni nuove in queste materie e non solo in sede di giudizi di ammissibilità di referendum abrogativi. C'è dunque bisogno di sviluppi dottrinali che costruiscano linee di argomentazione direttamente riferibili a principi e a norme costituzionali: non certamente per sostituirsi all'opera interpretativa della Corte, ma soprattutto per adeguare alle discussioni svoltesi in altri paesi, e particolarmente in Germania, le condizioni del nostro dialogo scientifico su questo arduo terreno. ...

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Il discorso all'Università del Cairo

Barack Obama

4 Giugno 2009

SONO onorato di trovarmi qui al Cairo, in questa città eterna, e di essere ospite di due importantissime istituzioni. Da oltre mille anni Al-Azhar rappresenta il faro della cultura islamica e da oltre un secolo l'Università del Cairo è la culla del progresso dell'Egitto. Insieme, queste due istituzioni rappresentano il connubio di tradizione e progresso. Sono grato di questa ospitalità e dell'accoglienza che il popolo egiziano mi ha riservato. Sono altresì orgoglioso di portare con me in questo viaggio le buone intenzioni del popolo americano, e di portarvi il saluto di pace delle comunità musulmane del mio Paese: assalaamu alaykum. ...

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Un ricordo di Leopoldo Elia

Scompare un grande Maestro, ma non il suo insegnamento

Gian Candido De Martin

Ottobre 2008

Ci ha lasciato d’improvviso un grande Maestro, un Uomo di Stato, un autentico cattolico democratico. La scomparsa repentina di Leopoldo Elia, impegnato fino all’ultimo nell’elaborazione di analisi e indicazioni sui tanti problemi delle nostre istituzioni e di una democrazia in declino e a rischio, è davvero un vuoto immenso e incommensurabile, specie per i tanti che hanno avuto la fortuna, come il sottoscritto, di conoscerlo da vicino, potendone apprezzare la straordinaria statura culturale, la profonda dottrina giuridica e la limpida coscienza di democratico al servizio delle istituzioni della Repubblica: doti che si accoppiavano felicemente ad un tratto umano di genuina semplicità e gentilezza, sostenuto da elevatissimi valori morali, frutto anche della fede e della spiritualità di un cristiano responsabile (come ha sottolineato il celebrante al suo funerale).

Leopoldo Elia è stato anzitutto un Maestro, certo anzitutto nel campo del diritto pubblico e costituzionale, laddove è stato ben presto riconosciuto come un punto di riferimento al massimo livello per i suoi studi sulle forme di governo e sulla continuità degli organi costituzionali, ma anche per la sua eccezionale capacità di coniugare l’approfondimento dei principi del sistema repubblicano con osservazioni,sempre acute e puntuali, sull’esperienza vivente delle istituzioni, con una sensibilità affinata spesso dall’essere stato protagonista diretto in organi costituzionali, talora con responsabilità di vertice esercitate con proverbiale equilibrio.

Ma è stato anche – a tutto tondo – un Maestro di vita e di impegno civile, per la sua lezione di dedizione generosa e qualificata alle questioni più e complesse e determinanti della convivenza nella società contemporanea, alle prese con i nodi di una crescente secolarizzazione,talora di nuovi fondamentalismi e comunque di un pluralismo politico e culturale, che richiede costante capacità di ascolto e di dialogo: doti che Leopoldo Elia ha sempre avuto in massimo grado, senza con ciò rinunciare a far valere le sue convinzioni, che anzi cercava di sostenere con determinazione, specie quando erano in gioco principi e valori di sistema.

Un Maestro di democrazia e di cittadinanza attiva, si potrebbe dire, capace di spendersi con esemplare disponibilità, ma anche con attenzione curiosa alle novità, sia nelle sedi istituzionali e politiche più prestigiose (dalla Corte costituzionale al Parlamento), sia negli incontri con semplici cittadini o nelle iniziative di riflessione più informali, dove però si dibattevano questioni legate alle riforme necessarie per migliorare la vita e la funzionalità del sistema democratico. In tal senso va anche sottolineata la sua  dedizione assidua degli ultimi anni alle riunioni dei vari gruppi di lavoro di Astrid, con una partecipazione – sempre in chiave costruttiva ed equanime – al dibattito sui tanti temi emergenti delle riforme istituzionali e amministrative del nostro paese, in cui offriva un contributo prezioso pure sul piano delle analisi comparate con altri sistemi.

Un esempio limpido anche di autentica laicità nel testimoniare nella vita politica la sua identità di cristiano alla ricerca del bene comune concretamente possibile: in sintonia con la lezione di laicità di cattolici democratici, come Vittorio Bachelet, Giovanni Marongiu e Pietro Scoppola, con cui ha avuto non a caso profondi rapporti di amicizia, condividendo il senso e lo stile dell’impegno per l’attuazione sostanziale dei principi e valori contenuti nella Costituzione, con la consapevolezza che non si tratta di un ordine puramente formale, da applicare meccanicamente in base al dispositivo delle norme,ma di riferimenti  di portata potenzialmente universale, tuttavia da interpretare e coniugare nel loro concreto svolgimento nel tempo storico in cui è possibile por mano alla loro realizzazione, nell’ambito di un confronto democratico basato sul dialogo e sulla ricerca di condivisione.E senza scorciatoie decisionistiche,come aveva incisivamente sottolineato già nel 1994 -nel convegno di studi  in ricordo di Giovanni Marongiu –

laddove faceva sue le preoccupazioni dell’amico “mettendo in guardia dalla tentazione di ridurre la complessità in forme semplificate e di immaginare la decisione politica come processo unidirezionale ed esclusivamente gerarchico” e denunciando quindi “l’illusorietà delle riforme che puntano verso un eccesso di semplificazione o di riduzione della complessità ,con sistemi elettorali e forme di governo che tagliano drasticamente la rappresentatività del corpo sociale e trasformano la decisione in decisionismo”.

Con la scomparsa di Leopoldo Elia è, perciò, venuto meno un ancoraggio assai solido e affidabile per la vita e le prospettive della nostra Repubblica, capace sia di interpretare nel modo più coerente e costruttivo i valori racchiusi nella Costituzione sia di percorrere la strada delle riforme in modo da attuarli il più possibile,senza stravolgerne il significato, pur non rinunciando a qualche utile intervento di manutenzione o di adeguamento per far funzionare meglio le istituzioni democratiche. Una perdita a maggior ragione assai grave, pensando alle difficoltà crescenti di questi anni per conservare vitalità al tessuto e alle strutture della nostra democrazia, condizionata – se non malintesa - da media spesso superficiali e fuorvianti e da una carente formazione di molta parte della dirigenza dei partiti e delle istituzioni politiche e amministrative.

Resta, comunque, il suo insegnamento, così ricco non solo nei suoi scritti scientifici ma anche negli innumerevoli interventi in sedi culturali, politiche e istituzionali. E’ un patrimonio che bisogna ora ancor più valorizzare con iniziative appropriate, non solo per ricavare utili orientamenti –di metodo e di merito – da un pensiero sempre lucido e coerente con i principi e gli obiettivi della democrazia sostanziale, ma anche per poter offrire ai giovani una solida speranza, capace di alimentare un loro serio impegno nelle istituzioni della Repubblica,nonostante le tante difficoltà.

Il Partito Democratico: Dopo la débâcle del PD

Paolo Corsini

Giugno 2009

Si discute molto della dèbacle elettorale del Partito Democratico, una sconfitta che, per limitarci al Nord del Paese, assume le sembianze di una alluvione subita. Al di là di cifre, di dati statistici che meglio potranno essere approfonditi dopo il 21 giugno, a ballottaggi effettuati, resta la necessità di una disamina radicale, né consolatoria - il mancato plebiscito a favore di Berlusconi -, né autoassolutoria - i tempi fisiologici di affermazione di un partito recentemente costituito. Conviene, dunque, guardare al di là della congiuntura e fissare l’attenzione su processi di più lunga durata, al fine di cogliere le ragioni di un esito che, se consente al PD di evitare la dissoluzione, e con essa la fine di un progetto, non garantisce certamente prospettive rassicuranti. Anzitutto il partito di Veltroni prima, di Franceschini oggi, non è ancora riuscito ad inverare l’aggettivo “democratico” in modo da autenticarlo, da sostantivarlo. Eppure la sua costituzione, come a fortiori dimostra il pesante arretramento

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