Economia

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«Come creare lavoro»

Modena

presso la Camera di Commercio, via Ganaceto 134

Lunedì 17 febbraio 2014 - ore 21:00

 

Inizia un ciclo di incontri con i protagonisti dell’economia e del lavoro per sostenere una cultura e azioni concrete per la creazione di nuovi posti di lavoro soprattutto per giovani e precari.

Saranno presenti

Eugenia Bergamaschi, Imprenditrice del settore agricolo
Oriello Fontana, Imprenditore del settore tessile
Francesca Maletti, Assessore alle politiche sociali
Massimo Malpighi, Imprenditore del settore agroalimentare
Silvia Manicardi, Imprenditrice del settore del commercio
Franco Mosconi, Professore di Economia e Politica industriale
Gianfranco Ragonesi, Presidente della Fondazione Ceto Medio

Organizzata da

Centro culturale Francesco Luigi Ferrari


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Circa la finanza internazionale

Incontro con Luigino Bruni

 
Modena

Palazzo Europa, a Modena, in via Emilia Ovest 101 - Sala C

Martedì 17 dicembre 2013 ore 18:00

Il relatore: 

Luigino Bruni - professore ordinario di Economia politica presso il Dipartimento di Scienze economiche, politiche e delle lingue moderne dell’Università Lumsa di Roma, vicedirettore del Centro Interuniversitario Econometica e coordinatore del progetto Economia di Comunione

 

Organizzata da

CENTRO CULTURALE FRANCESCO LUIGI FERRARI

Via Emilia Ovest 101 - 41124 Modena
tel. 059 334537 - fax 059 827941 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


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SOLO UN BANCHIERE CI PUO’ SALVARE?

Assemblea programmatica per un’Economia Democratica

Roma

15 Dicembre 2012
Auditorium di Via dei Frentani

 

Gli economisti descrivono l’attuale crisi come una malattia contagiosa destinata ad estendersi passando dai Paesi deboli a quelli più forti, dall’euro al dollaro, dall’Europa al mondo. In questa situazione sarebbe alienante e illusorio rifugiarsi nell’idea che “solo un banchiere ci può salvare”, quando perfino misure d’emergenza, come quelle che avrebbero potuto salvare la Grecia e quelle che potrebbero oggi alleviare la piaga della crescente perdita di lavoro, sono impedite dal persistere di egoismi nazionali, di egoismi di classe e dai nuovi egoismi di sterminate ricchezze.

Non è questo o quel leader che ci potrà salvare, ma solo un lavoro comune e di lunga lena. La personalizzazione della politica è diventata ormai una strategia di distrazione di massa.

Occorre piuttosto comprendere le ragioni del precipitare della crisi, che è cominciata con la rottura dei regolamenti internazionali istituiti nel dopoguerra e di ogni altra regola equitativa e costituzionale e con l’attribuzione ai capitali di una libertà illimitata ad opera delle politiche di “deregulation” e delle ideologie monetarie e neo-liberiste del Novecento. Si è trattato di un lungo processo, meticolosamente perseguito che, cominciato in Occidente, ne ha superato i confini con la caduta del muro di Berlino e si è diffuso in diverse direzioni, ad Est come a Sud, finendo per incorporare nella sua logica le scelte di fondo e i progetti perseguiti sia a destra che a sinistra.

Occorre chiedersi pertanto quando e come abbiamo sbagliato e che fare per cambiare le cose. E’ infatti contro ogni ragione che l’economia, la quale dispone di immensi, benché non inesauribili, beni naturali, e di inesauribili risorse umane, si sia tramutata in un’economia della condanna che punisce persone, classi e popoli interi, istituisce la sovranità dei debiti e amministra  la scarsità non come limite ma come un destino da evitare ad alcuni e da addossare a tutti gli altri, pretendendo di fondare sulla diseguaglianza la sviluppo e di sacrificare i diritti ai poteri.

Al contrario ci sono le risorse, ci sono le norme e ci sarebbero le politiche per fare dell’economia un’economia della liberazione, che permetta a tutti la serena fruizione dei frutti del lavoro e delle risorse della terra. Quello che manca è piuttosto l’elaborazione di culture economiche alternative a quella oggi dominante, capaci di fondare il nuovo, di orientare il cambiamento e di coinvolgere la mente e il cuore di milioni di persone.


Per questi motivi e in vista di questi fini:

 

ECONOMIA DEMOCRATICA, I COMITATI DOSSETTI PER LA COSTITUZIONE, L’ASSOCIAZIONE PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE, ALTRAPAGINA, L’ASSOCIAZIONE PER IL RINNOVAMENTO DELLA SINISTRA, IL CENACOLO BONHOEFFER DI MODICA, IL CENTRO PER LA PACE DI BOLZANO, MISSIONE OGGI, IL CENTRO BALDUCCI DI ZUGLIANO DEL FRIULI, L’ASSOCIAZIONE SAN SALVI PELLICANO’ DI FIRENZE, PACE E DIRITTI, KOINONIA, IL CIPAX, LA CASA DEI DIRITTI SOCIALI, VASTI E ALTRI GRUPPI PROMOTORI

convocano a Roma, per sabato 15 dicembre 2012, presso l’Auditorium di Via dei Frentani 4 un’assemblea nazionale sul tema

DALL’ECONOMIA DELLA CATASTROFE

A UN’ECONOMIA DI LIBERAZIONE

NON PER L’UTILE DI ALCUNI MA PER I BENI COSTITUZIONALI E I DIRITTI DI TUTTI

PROGRAMMA

ore 10-13 – Presiede prof. Lorenza Carlassare.

Roberto Schiattarella – Diagnosi responsabilità e sbocchi della crisi

Nino Galloni – La cultura della recessione, le vie dello sviluppo, la funzione della moneta

Luigi Ferrajoli – Fondazione costituzionale dell’economia e ricadute economiche del costituzionalismo.

Discussione

Ore 14.30 – 18

Interventi annunciati: Mario Agostinelli, Silvano Andriani, Imma Barbarossa, Anita Fisicaro, Eleonora Forenza, Domenico Gallo, Paolo Maddalena, Laura Pennacchi, Mario Pianta, Rodrigo Rivas, Umberto Romagnoli, Rossana Rossanda, Antonia Sani, Riccardo Terzi, Walter Tocci.

Discussione

Raniero La Valle – I presupposti. Se la politica non si converte…

Infine, per le iscritte e gli iscritti a Economia Democratica: adempimenti per la costituzione e lo statuto di Economia Democratica.  Elezione del Presidente e degli organi sociali.

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Produttività sociale, Terzo Settore e solidarietà intergenerazionale


Roma

28 gennaio 2013

CNEL - Viale Davide Lubin, 2 - Sala del Parlamentino

 

Manifestazione con la partecipazione di:

Bruno Amoroso

Antonio De Angelis

Antonio Marzano

Giuseppe Amari

Claudio Gnesutta

Amos Andreoni

Riccardo Leoni

Stefano Zamagni

Andrea Baranes

Johnny  Dotti

Angelica Mucchi Faina

Giovanna Leone

Andrea Ciarini

Giuliano Amato

 


Convegno organizzato da:

Associazione Generazioninsieme
Centro studi Federico Caffè

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Volantino dell'iniziativa.

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L’ILVA e lo SVILUPPO (di Taranto) SOSTENIBILE

Crispiano (TA) - 17 Novembre 2012

Antonio Conte (Coordinatore per la Puglia di Agire Politicamente)

Le vicende che vedono al centro della cronaca locale e nazionale l’Ilva di Taranto, di questa estate e di questi giorni ancora, ci chiamano a fare alcune considerazioni. I blocchi stradali, la salita ai piani alti delle ciminiere dei dipendenti del IV centro siderurgico, sono da comprendere, per i sentimenti di ansia, preoccupazione e persino rabbia, successive all’ordinanza del Tribunale di Taranto che ferma la produzione dell’area a caldo. Ma il provvedimento della magistratura è consequenziale a indagini svolte nell’arco di tre anni, che consistono in prelievi, campionamenti, monitoraggi sui fumi, sulla qualità dell’aria e studi epidemiologici sulla popolazione.

Questo richiama alla mente una vecchia questione: è possibile coniugare sviluppo economico industriale e tutela della salute e dell’ambiente naturale? Ormai da oltre vent’anni è un interrogativo stringente. Si moltiplicano sempre di più conferenze mondiali sul clima, sulla riduzione degli inquinanti gassosi prodotti dalla società tecnologica e industriale, sulla conservazione della biodiversità, sull’uso di fonti energetiche alternative, pulite e rinnovabili. La conoscenza di questa problematica, è da tempo programma basilare disciplinare nelle scuole di ogni ordine e grado e obiettivo educativo-formativo di ogni singola unità scolastica. I cambiamenti climatici sono ormai da più di un ventennio in atto e lo si nota ogni anno sempre di più. Ancora due mesi fa la NASA, ente spaziale americano, ha reso noto uno studio che conferma inconfutabilmente l’innalzamento della temperatura sulla Terra a causa dell’intensificarsi delle emissioni dei cosiddetti gas serra nell’atmosfera.

Sulle carte tematiche dell’Italia e dell’Europa dei testi scolastici, delle enciclopedie e delle riviste specializzate, l’area di Taranto e provincia,  compare sulle tonalità a tinte forti, indicanti il grado di inquinanti presenti e rilevati, al pari, se non superiore per certe sostanze, delle aree più industrializzate d’Europa (Ruhr in Germania, Midland inglesi, Slesia in Polonia, bacino del Donetsk in Ucraina-Russia). Taranto è presente anche nella mappatura delle aree ad alto rischio sanitario ed è oggetto di diversi studi a carattere epidemiologico. Lo confermano anche i dati forniti qualche mese fa e quelli comunicati recentemente dello “studio Sentieri” dal ministro della salute Balduzzi, che indicano l’incidenza di oltre il 30% dei tumori, rispetto ai casi del territorio nazionale.

Eppure ciò nonostante Taranto è stata dimenticata e gli anni sono fuggiti: nessun piano efficace di tutela dell’ambiente, della salute degli operai e della popolazione è stato attuato, dentro e fuori della fabbrica. Dal 1995 ad oggi ci sono stati sequestri; ordinanze ingiuntive del Sindaco di Taranto; leggi della Regione Puglia, restrittive sui livelli di emissione di sostanze nocive come la diossina; e periodiche relazioni ambientali dell’Arpa. Il fatto è che tutte queste ingiunzioni, seguite da buoni intenti da parte dell’Azienda, non hanno portato miglioramenti. “Gli interventi attuali proposti dall’Ilva erano gli stessi presenti in due atti di intesa con la Regione Puglia, i comuni di Taranto e Statte e le organizzazioni sindacali, nel gennaio 2003 e nel febbraio 2004. Il giudice delle indagini preliminari ricorda oggi che quelle batterie della cokeria furono sequestrate dalla magistratura “e i loro adeguamenti sarebbero dovuti essere già stati eseguiti”(da La Stampa del 27 settembre).

Anche l’hinterland, costituito dai Comuni situati a circa 10 Km di raggio dal siderurgico, Statte, Crispiano, Montemesola e Massafra (dichiarati con Taranto zone interessate da dissesto ambientale), ha continuato ad essere interessato da aria maleodorante ferroso, fumi, diossina e polveri sottili nere che vengono giù con le piogge. Nei primi giorni di ottobre scorso, con il caldo afoso eccezionale, a Crispiano l’aria era irrespirabile: lo scirocco porta l’inquinamento dal siderurgico. Guardando dal treno delle ferrovie Sud-Est lo stabilimento, mentre sopraggiunge al quartiere Tamburi e alla stazione Galeso, nella metà di settembre scorso, dalla più alta ciminiera, quella in colore azzurro dell’Agglomerazione, usciva fumo di colore grigio-violaceo e si è avuta la netta sensazione di respirare aria velenosa!

In tutto questo l’azione politica non è stata attenta, né audace nel pensare in maniera lungimirante un assetto produttivo diverso e sostenibile. Mentre la società civile, le associazioni ambientaliste, le scuole, medici e famiglie hanno da tempo denunciato i danni, individuato le cause e svolto manifestazioni pubbliche per richiamare l’attenzione sul problema.

Non è più possibile che  si continui a pagare un prezzo troppo alto per il lavoro! I danni sono enormi anche per l’itticoltura tarantina e per i lavoratori del settore, come pure in parte risentirà un ammanco l’esportazione dei prodotti agricoli della provincia e il turismo culturale e balneare. L’acciaio deve continuare a prodursi a Taranto, ma adottando tutti i sistemi di sicurezza, con la tecnologia appropriata e con tutte le precauzioni nelle fasi di lavorazione: tutelare la sicurezza e la salute è il primo obiettivo. I cumuli di minerale devono ridursi di volume per essere coperti da strutture rigide, come prevede il progetto di copertura del carbone della Centrale Enel  “Federico II” di Brindisi. Come ha sostenuto il ministro Balduzzi, all’indomani della sua visita, Taranto deve costituire un problema della nazione e quindi bisognerà varare una legge apposita dello Stato, che garantisca un futuro produttivo dell’industria e che nessun posto di lavoro venga a mancare.

Le opportunità di uno sviluppo sostenibile per Taranto sono diverse. Bisogna prendere esempio da analoghe situazioni nel mondo. “Dal degrado ambientale e dall’inquinamento, si è passati allo sviluppo e al benessere delle popolazioni”. Lo ha ribadito  di recente il prof. Luigi Fusco Girard, ordinario di Economia del Territorio presso l’Università Federico II di Napoli , in un recente convegno del MEIC ad Ostuni, illustrando i casi di Hamilton (Canada) e Kawasaki (Giappone), città portuali, dove sulla qualità dell’ambiente hanno creato sviluppo. In questi centri è nata una sinergia tra siderurgico e la città, e non solo (con la medicina, l’urbanistica, l’agricoltura); una dipendenza nella circolarità tra Ambiente-Sviluppo-Benessere: “imprese che hanno realizzando affari con il riciclo di materiali,” (quanti motori elettrici non sono più riparati e giacciono ammassati da qualche parte!?). “La qualità dell’ambiente fa star bene, produce sviluppo”, crea le condizioni favorevoli per la creatività, per la resilienza (il recupero e il riuso degli scarti, dei rottami, di ciò che diventa rifiuto). “L’Università, ponte tra ricerca di eccellenza e operatività sperimentale con la città e il territorio”: Taranto può diventare un polo di ricerca e progettazione per nuove strutture ecocompatibili.