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Speriamo in una politica non più subalterna al mercato

Alvaro Bucci

rif. La Voce – Lettere e Opinioni - 15 Giugno 2012

e: Gazzetta di Foligno - 24 Giugno 2012 

“Oltre le ragioni del Mercato. Una nuova speranza politica” era il tema sviluppato alla recente dall'assemblea congressuale dell’associazione dei cattolici democratici “Agire politicamente” che si è svolta il 26 e 27 maggio scorso. Un titolo che ben esprime, la stretta connessione tra l’economia e la politica, additate entrambe come corresponsabili dell’attuale grave crisi: l’economia per la sua presunzione di volersi autoregolamentare, e la politica per essersi subordinata alle ragioni dell’economia. Perciò “la risposta alla crisi - secondo il coordinatore di Agire politicamente, Lino Prenna (presidente del Corso di laurea in Scienze dell’educazione all’Università di Perugia) - non può venire dagli stessi fattori che l’hanno generata, ma da un progetto di rinascita dell’umano per un futuro di speranza, che affidi alla politica l’esigente e condivisa realizzazione del bene comune. E riferendosi all’anomalia italiana, dove la politica è stata “commissariata dalla tecnica”, ha messo in guardia dall’idea che la “salvezza” del Paese dipenda dal risanamento economico, senza pertanto ritenere il governo Monti (sostanzialmente ispirato dall’ideologia neo-liberista) il modello da adottare per il futuro.

Interessante la riflessione sulle “ragioni del mercato” offerta da Pier Paolo Baretta, parlamentare con alle spalle una forte esperienza sindacale. I1 quale ha esordito chiarendo come il Mercato sia la somma di tanti comportamenti individuali e collettivi, per cui più che parlare del “mercato” si dovrebbe parlare di “noi”: dei banchieri più che delle banche, degli investitori più che delle transazioni, dei risparmiatori più

che dei depositi. Sotto la spinta di tali comportamenti, il Mercato può essere virtuoso quando cerca valore e sostiene il mercato delle merci, dei capitali e delle risorse umane. Ma quando si consolida l’idea che, oltre che con il lavoro, i soldi si fanno con i soldi, il Mercato diventa cattivo e specula. Ed è questo il volto della devianza che il Mercato finanziario ha mostrato in questi ultimi anni di crisi drammatica. Il problema, allora, è quello di favorire il Mercato quando produce liberi ed utili scambi, e di “stopparlo” quando diventa speculatore. La prima questione che si pone, dunque, è la governance, cioè la inadeguatezza del sistema di regole che definisce gli ambiti per i comportamenti dei soggetti e degli attori economici e sociali. E la questione, al riguardo, della governance democratica è una delle grandi priorità da affrontare con “un protagonismo non subalterno che mette al centro il progetto partecipativo”. Democrazia economica e partecipazione sono, dunque, il terreno su cui ripensare allo sviluppo capitalistico futuro. La seconda questione che si pone è che un sistema di regole non basta se non è accompagnato da una nuova mentalità economica. “Una parte del mondo - ha osservato Baretta - vive da anni al di sopra delle proprie possibilità di produzione, di spesa e di consumi, mentre un’altra parte stenta a campare”. Bisogna allora interrogarsi sulla natura e sulla portata delle crescenti, disuguaglianze, fino a considerare quanto costituiscano un limite alla crescita. Occorre anche considerare che da questa crisi si può uscire mettendoci al servizio di un “mondo migliore” in cui tutti siano a disposizione degli altri.