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Marriage

Milano, Luglio 2012

Nel documento proposto dal "Comitato diritti" del PD, e votato dalla rispettiva assemblea nazionale, non sono dunque previste le “nozze gay”. E così, continua lo scontro tra Paola Concia e Rosy Bindi, e rispettivi ambienti. Io sto convintamente con quest’ultima, registrando tra l’altro che i “followers” della prima rappresentano, obiettivamente, una minoranza interna davvero piccola.

In argomento, senza voler entrare ulteriormente (non ne ho le capacità) nel merito delle sentenze della Corte di Cassazione e della Corte costituzionale che hanno trattato la questione, mi par di capire che da quei supremi organismi non sia venuto un formale “via libera” al riconoscimento, in Italia, del “matrimonio” tra omosessuali. E credo, dunque, sia bene così. La delicata materia, è noto, è oggetto di accese discussioni e di contrastanti decisioni in diverse parti del mondo occidentale avanzato. Il mio punto di vista è (lo devo ovviamente segnalare) quello di una persona non più giovane, che, sul suo vocabolario della lingua italiana edito da Garzanti nel 1983, alla voce “matrimonio”, legge: “contratto (termine indubbiamente assai riduttivo, peraltro) tra un uomo e una donna”. Una definizione che risale a trenta anni fa, dunque non recentissima ma neppure vecchia di secoli. Quanto al “dettato costituzionale”, poi, non ho letto gli atti parlamentari in proposito ma non credo sia difficile immaginare che i “costituenti”, nello stabilire, all’articolo 29 della Carta, che “la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”, pensassero anche alle “nozze gay”. Certo, il mondo si è poi evoluto, i cambiamenti sociali e culturali sono stati e sono straordinari, e l’attenzione ai “diritti civili”, per fortuna, è, cresciuta tantissimo. Tuttavia, considero questo: per sostenere la legittimità del matrimonio omosessuale, gli interessati respingono il dubbio, espresso da una parte di coloro che sono invece contrari, che esso possa provocare nei bambini che crescono in quel tipo di famiglia una mutazione antropologica e un indebolimento della costruzione della loro identità sessuale. Non sarebbe poi, per i medesimi, l’orientamento sessuale del genitore a determinare quello dei figli e, in ogni caso, non sarebbe affatto dimostrato che i bambini, per crescere bene, abbiano bisogno di un “padre” e di una “madre”. La mia personalissima impressione, non da “esperto”, per carità, è che, in realtà, a oggi, non vi siano ancora provatissimi elementi a sostegno di tali tesi, e che, pertanto, un poco di prudenza in materia continui a essere opportuna. Del resto, mi pare che lo stesso “senso comune” prevalente porti a considerare di buon senso, appunto, il valore di una famiglia composta da papà, mamma e figlio/i. Tornando ai diversi “ambienti” del partito democratico, è comunque evidente che quel tipo di matrimonio è assolutamente “indigeribile” per la componente cattolica (che si ritrova in argomento –ed è uno dei pochi- in accordo con i cattolici degli altri schieramenti, di centro e di destra). Sulla questione dell’omosessualità, d’altronde, il Corriere della sera ci ha riportato tempo fa il pensiero del cardinale Martini, sostanzialmente favorevole (come i cattolici democratici) alle “unioni civili”. Una posizione straordinariamente innovativa, all’interno della Chiesa. Il prelato ha tuttavia affermato altresì che “Dio ci ha creato uomo e donna e che perciò la dottrina morale tradizionale conserva delle buone ragioni su questo punto”, e che lui sostiene il matrimonio “tradizionale”, con tutti i suoi valori”. Insomma, in materia, la Roma cattolica, apostolica, romana (ma anche la Milano cattolica, dunque) locuta est, per i credenti, e pertanto causa finita est”. Credenti che, in ogni caso, non obbediscono semplicemente a un precetto esterno cieco e irrazionale, ma vedono confermata una precisa convinzione che hanno “dentro”. Certo, lo Stato “laico” può (molti dicono “deve”) non tenerne conto. Nella situazione presente, tuttavia, la posizione –condivisa peraltro dalla maggioranza del partito-  di Bindi & company, dunque della componente ”democratica” del mondo,  favorevole, nel campo, al riconoscimento delle “unioni” civili che comportino precisi, concreti diritti, ma non del “matrimonio” (la differenza non è solo questione semantica, ovviamente), appare la più ragionevole. Per gli stessi equilibri interni tra “laici” e cattolici. Se poi gli “ultras” delle nozze gay pensano, in materia, di costruire una maggioranza con Fini, Di Pietro, Grillo, e le componenti di destra favorevoli, si accomodino.