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PERCHÉ È BENE RITESSERE UNA «RETE BIANCA»

Uno strumento per censire e collegare realtà vitali

Giorgio Merlo

da: Avvenire 7 Giugno 2018

Caro direttore, è ormai un giudizio comune quello secondo cui i cattolici democratici e popolari in politica sono marginali, ininfluenti e quasi puramente ornamentali. E la sostanziale assenza dalle aule parlamentari di esponenti, personalità e autorevoli figure del cattolicesimo democratico, sociale e popolare è la conferma che questo filone ideale non ha, oggi, una rappresentanza politica vera alla Camera e al Senato. E questo è un problema che non può più essere eluso o semplicisticamente aggirato.

Innanzitutto, non può essere sottovalutato dall’intera area cattolica italiana. Ecco perché la recente riflessione del presidente della Cei, cardinale Bassetti, assume una rilevanza decisiva. Sia per l’autorevolezza del messaggio sia, soprattutto, per la profondità dell’analisi illustrata di fronte all’Assemblea generale dei vescovi italiani. Sono parole che spingono certamente alla riflessione ma che richiedono anche, in particolare nell’attuale fase storica che stiamo attraversando, un’azione precisa e definita. Perché le parole del cardinale Bassetti vanno tradotte, laicamente, nell’azione politica contemporanea. Senza rivendicare, come ovvio, una improponibile unità politica dei cattolici, ma anche senza limitarsi a suggerire una 'diaspora' che oggi non è più una strada utile e necessaria. È lo stesso Bassetti a dirlo quando, ricordando la gloriosa e feconda esperienza del Ppi di Luigi Sturzo, si chiede «dove sono le nostre intelligenze, le nostre passioni?». E ancora, «perché il dibattito tra di noi è così stentato? Di che cosa abbiamo timore? Gli spazi che la dottrina e il magistero papale ci hanno aperto sono enormi ma sono spazi vuoti se non li abitiamo». Sono parole talmente forti e penetranti che non richiedono ulteriori interpretazioni e commenti. Se non per sottolineare che ancora una volta, seppur con maggior determinazione, dai pastori arrivano parole che denunciano un vuoto culturale, politico e programmatico dei laici cattolici italiani. Ora, per evitare che il tutto si riduca a un fatto di pura lamentela o, peggio ancora, di semplice tentazione nostalgica, credo sia venuto il momento – anche e soprattutto dopo l’esito del voto del 4 marzo – di cercare di ricomporre laicamente e senza alcuna deriva clericale o confessionale un 'mondo' sempre più disperso, frammentato e disorientato. Non riproponendo l’ennesimo, e forse oggi inutile, partito. Ma, semmai, una 'rete bianca' capace di censire e ricomporre un filone ideale che continua a essere un giacimento culturale, politico, sociale ed etico di straordinaria importanza. Una ricchezza che non può più essere sottovalutata né abbandonata a se stessa. Ed è per questo motivo che a livello nazionale si è attivata una iniziativa per ricomporre questa ricca e multiforme realtà associativa e che, soprattutto, sia capace di recuperare e riattualizzare un 'pensiero'. Cioè un pensiero che affonda le sue radici nel cattolicesimo democratico, sociale e popolare e che individua nell’esperienza storica, culturale e politica della Democrazia Cristiana prima e del Partito Popolare Italiano poi, non un semplice incidente di percorso, ma come una fase di straordinaria importanza per la stessa democrazia italiana. Oggi, credo, è indispensabile il rilancio di un pensiero politico e culturale di matrice cristiana, popolare e riformista. Del resto, la miglior stagione dei cattolici impegnati in politica ha sempre visto la cultura, cioè l’elaborazione di un pensiero e quindi di un 'progetto di società', precedere e anticipare la formazione e la costituzione di un partito. Se questo è il segreto della migliore stagione dei cattolici democratici, popolari e sociali impegnati in politica, quello resta il cammino da intraprendere. E soprattutto da recuperare e da inverare. Si tratta, cioè, per chi ha vocazione politica e per chi non si rassegna alla marginalità e all’irrilevanza dei cattolici in politica, di avviare una fase nuova di elaborazione culturale, di impegno diretto e di militanza responsabile. Ecco perché deve ripartire una 'rete bianca' per ricomporre l’arcipelago cattolico e per renderlo sempre più protagonista per le qualità della nostra democrazia e per la stessa salute democratica del nostro Paese e delle nostre istituzioni.

 

 

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